Incendi boschivi, l’Ordine degli Agronomi e Forestali: «La prevenzione comincia dalla gestione attiva del territorio»

Autore Giorgia Rieto | mer, 26 ago 2026 09:44 | Incendi-Boschivi Calabria Agronomi

Il messaggio dell’Ordine è netto: contro gli incendi non basta correre dietro alle fiamme. Bisogna arrivare prima

Superare la logica dell’emergenza e costruire una strategia permanente di prevenzione. È questa la posizione del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Reggio Calabria, che ha recepito e fatto proprio il documento elaborato dalla Commissione “Foreste, Ambiente e Pianificazione Territoriale” sul tema degli incendi boschivi.

Un documento tecnico che punta a trasformare la prevenzione in una vera politica di gestione del territorio, fondata su pianificazione, competenze professionali, formazione, monitoraggio e presidio costante.

Il lavoro è stato predisposto dai coordinatori della Commissione, il dottore forestale Denis Rullo e la dottoressa forestale Pasqualina Siclari, con il contributo dei componenti Alberto Simone, Francesco Iannelli, Pasquale Minniti, Stefano Morabito e Michelangelo Rizzo.

L’Ordine inserisce le proprie proposte nel quadro del Piano regionale di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi 2026, approvato dalla Regione Calabria con D.G.R. n. 185 del 22 aprile 2026, sottolineando al contempo il lavoro quotidiano svolto da Vigili del Fuoco, Calabria Verde, Carabinieri Forestali, Protezione Civile e volontari.

«Non basta intervenire quando il fuoco è già divampato – sottolinea il presidente dell’Ordine, Michele Valenzise –. Bisogna ridurre prima le condizioni che favoriscono l’innesco e la propagazione, attraverso la cura dei boschi, del paesaggio rurale e delle aree di interfaccia. Il Consiglio lo recepisce pienamente e mette le competenze dell’Ordine a disposizione delle istituzioni».

Gestire il bosco per prevenire gli incendi

Secondo l’Ordine, la prevenzione deve partire dalla gestione forestale sostenibile. Diradamenti, cure colturali, gestione del sottobosco, riduzione della continuità del combustibile vegetale, manutenzione della viabilità forestale e delle fasce parafuoco, monitoraggio fitosanitario e programmazione degli interventi sono indicati come strumenti fondamentali.

In questo quadro assumono un ruolo centrale i Piani di Gestione Forestale, indispensabili per individuare le aree più vulnerabili, stabilire le priorità e utilizzare in maniera efficace le risorse disponibili.

Ma la prevenzione non può fermarsi ai boschi. Particolare attenzione deve essere rivolta anche ai terreni agricoli abbandonati, alle aree incolte, alla macchia mediterranea e alle zone di interfaccia tra aree urbane e rurali.

Sono proprio questi territori, spesso caratterizzati da vegetazione secca e accumulo di materiale combustibile, a poter diventare rapidamente vulnerabili in caso di incendio. Per questo l’Ordine propone manutenzione periodica dei terreni, riduzione del carico combustibile, recupero produttivo delle superfici abbandonate e ripristino di pratiche agricole compatibili con la tutela del territorio.

Tra le esperienze positive viene citato anche il progetto “Eco-Pastore Custode del Bosco”, promosso in Aspromonte dal professor Giuseppe Bombino, docente dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria ed ex presidente dell’Ente Parco, come esempio di possibile integrazione tra attività produttive, presidio del territorio e prevenzione.

Catasto delle aree percorse dal fuoco e controlli

La strategia indicata dall’Ordine comprende anche strumenti conoscitivi e amministrativi. Tra questi il Catasto comunale dei soprassuoli percorsi dal fuoco, previsto dalla legge n. 353/2000, il cui aggiornamento viene considerato essenziale per disporre di perimetrazioni attendibili e rendere effettivi i vincoli previsti dalla normativa.

L’Ordine chiede inoltre una riflessione sull’aggiornamento della legge quadro, in particolare sulla gestione della biomassa legnosa bruciata, affinché la sua eventuale rimozione e destinazione non diventino occasione per interessi speculativi e siano invece legate a motivate esigenze di sicurezza, ripristino o tutela, valutate da tecnici abilitati.

Alla prevenzione dovrà affiancarsi anche un’attività investigativa sempre più incisiva, basata sulla conoscenza delle aree maggiormente esposte e dei periodi caratterizzati da maggiore rischio, insieme a una comunicazione trasparente sui risultati delle indagini e sull’applicazione delle sanzioni.

La prevenzione passa dalla formazione

C’è poi un altro elemento ritenuto decisivo: la formazione.

L’Ordine intende sostenere percorsi di educazione al rischio e di alfabetizzazione ecologica rivolti a scuole, università, enti del Terzo settore, agricoltori, allevatori, cittadini e comunità locali. L’obiettivo è diffondere una maggiore consapevolezza sulla corretta gestione dei residui vegetali, sulla prevenzione degli inneschi accidentali, sull’individuazione delle situazioni di pericolo e sulla tempestiva segnalazione delle emergenze.

In questa prospettiva, l’Università Mediterranea di Reggio Calabria viene indicata come un patrimonio strategico di ricerca e competenze nel campo forestale e ambientale.

«Università, Ordine professionale, istituzioni scolastiche e amministrazioni pubbliche possono costruire una rete stabile di conoscenza e divulgazione – conclude Valenzise –. Gli ecosistemi agro-forestali e il paesaggio rurale richiedono competenze specialistiche. I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali sono pronti a collaborare nella pianificazione, nel monitoraggio, nell’assistenza agli agricoltori e nella formazione delle comunità».

Il messaggio dell’Ordine è netto: contro gli incendi non basta correre dietro alle fiamme. Bisogna arrivare prima. La vera sfida, soprattutto in un territorio fragile come quello calabrese, è trasformare la prevenzione in una pratica quotidiana, attraverso boschi curati, campagne presidiate, comunità informate e istituzioni capaci di programmare nel lungo periodo.

«Proteggere il patrimonio forestale – conclude Valenzise – significa agire prima, insieme e con responsabilità».

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